Wednesday, August 19, 2009
Utopie dannose e utopie utili
Se non l'avete ancora capito, Tommaso Padoa-Schioppa ve lo spiega con parole sue.
Un illuminato governo mondiale che avesse il compito di trarci fuori dalla crisi ragionerebbe pressappoco così: non basta arrestare il crollo dell’economia e della finanza, obiettivo perseguito finora; uscire davvero dalla crisi significa porre il mondo sul sentiero di una crescita che possa durare nel tempo senza sfociare in una nuova catastrofe: una crescita, come dicono gli economisti, sostenibile.
L’aggettivo «sostenibile» è stato molto approfondito negli ultimi venti o trent’anni e ha almeno tre significati. Il primo è economico-finanziario : per tutti i soggetti pubblici e privati ci deve essere un equilibrio durevole tra risorse impiegate e risorse disponibili. Il secondo è sociale : disparità di vita troppo grandi tra i popoli o i ceti offendono la solidarietà umana e minacciano pace e sicurezza. Il terzo è ambientale : la natura stessa, un tempo imperturbabile come Giove Olimpo, (almeno non ha tirato fuori il Bafometto, è già qualcosa) è diventata fragile e chiede protezione. La crescita ante-2007 era insostenibile sotto il profilo economico-finanziario, oltre che sotto gli altri due. Ignorarlo ha portato al disastro, che ha distrutto molta della ricchezza creata negli anni grassi. Sarebbe irresponsabile farvi ritorno; il tentativo, se compiuto, probabilmente fallirebbe.
Parole spese sul credito a pioggia: zero.
Si può allora chiedere: perché mai «crescita»? Non sarebbe meglio la cosiddetta «crescita zero», proposta decenni fa dal Club di Roma? La risposta è no, perché non sarebbe sostenibile socialmente; non basterebbe a migliorare la condizione dell’oltre metà del genere umano priva di scarpe ai piedi, di acqua potabile, di cure mediche adeguate, per non dire del miliardo a rischio di morte per fame. No, quindi, alla crescita zero per il mondo intero; ma sì (o quasi) per il mondo ricco, che scarpe ne ha in abbondanza, lascia aperto il rubinetto dell’acqua, getta molte delle medicine ottenute gratis (pagate da chi?) e da solo produce gran parte del degrado ambientale. In breve: crescita mondiale moderata, concentrata nei Paesi emergenti di Asia e America latina, presidiata da un sistema mondiale di leggi, tasse, spese, incentivi, aiuti, norme ambientali che la rendano sostenibile sotto i tre profili.
L'avreste mai immaginato?
Le questioni irrisolte e le difficoltà concettuali non sono da poco, ma un modello di crescita sostenibile non è, per l’economista, terra incognita.
Le crisi dovute al credito a pioggia, invece, "non si potevamo prevedere". Non mi dire.
Indirizzarvi l’economia-globale-di-mercato, mobilitando i normali strumenti di governo propri di ogni stato moderno non sarebbe impossibile. Politicamente e tecnicamente difficilissimo, sì, ma non impossibile. Sappiamo bene che l’illuminato governo mondiale di cui stiamo parlando non esiste. E allora? Dedurne che il mondo s’incamminerà spontaneamente sul sentiero qui descritto è un’utopia dannosa, al pari del credere che fuori da quel sentiero tutto possa filar liscio. Il pianeta ospita circa duecento Stati che si dicono sovrani, ciascuno intento a promettere l’uscita dalla crisi e a trarre vantaggio da ogni errore o debolezza degli altri. Sono in agguato inflazione, (dovuta al fato, al caso, e a Giove Olimpo?) conflitti commerciali, nuove crisi, per non dire guerre minacciate e guerreggiate. Non la mano invisibile di Adamo Smith, ma il caos descritto da Hobbes.
E che riguarda, casualmente, i duecento Stati di cui sopra.
Pensare una crescita mondiale sostenibile è, invece, un’utopia utile, perché anche se il governo mondiale è assai lontano e se il G20, il Fondo monetario internazionale, le Nazioni Unite ne sono solo simulacri pallidissimi, essi sono pur sempre gli unici luoghi dove cercare i frammenti di un’azione responsabile.
Notare il contraddittorio giornalistico, che ovviamente chiediamo a gran voce solo per le videocassette eversive di Valentino Rossi.
Chi non è particolarmente cretino dovrebbe aver capito cosa significa crescita zero per voi e buona camicia a tutti.
Se non l'avete ancora capito, Tommaso Padoa-Schioppa ve lo spiega con parole sue.
Un illuminato governo mondiale che avesse il compito di trarci fuori dalla crisi ragionerebbe pressappoco così: non basta arrestare il crollo dell’economia e della finanza, obiettivo perseguito finora; uscire davvero dalla crisi significa porre il mondo sul sentiero di una crescita che possa durare nel tempo senza sfociare in una nuova catastrofe: una crescita, come dicono gli economisti, sostenibile.
L’aggettivo «sostenibile» è stato molto approfondito negli ultimi venti o trent’anni e ha almeno tre significati. Il primo è economico-finanziario : per tutti i soggetti pubblici e privati ci deve essere un equilibrio durevole tra risorse impiegate e risorse disponibili. Il secondo è sociale : disparità di vita troppo grandi tra i popoli o i ceti offendono la solidarietà umana e minacciano pace e sicurezza. Il terzo è ambientale : la natura stessa, un tempo imperturbabile come Giove Olimpo, (almeno non ha tirato fuori il Bafometto, è già qualcosa) è diventata fragile e chiede protezione. La crescita ante-2007 era insostenibile sotto il profilo economico-finanziario, oltre che sotto gli altri due. Ignorarlo ha portato al disastro, che ha distrutto molta della ricchezza creata negli anni grassi. Sarebbe irresponsabile farvi ritorno; il tentativo, se compiuto, probabilmente fallirebbe.
Parole spese sul credito a pioggia: zero.
Si può allora chiedere: perché mai «crescita»? Non sarebbe meglio la cosiddetta «crescita zero», proposta decenni fa dal Club di Roma? La risposta è no, perché non sarebbe sostenibile socialmente; non basterebbe a migliorare la condizione dell’oltre metà del genere umano priva di scarpe ai piedi, di acqua potabile, di cure mediche adeguate, per non dire del miliardo a rischio di morte per fame. No, quindi, alla crescita zero per il mondo intero; ma sì (o quasi) per il mondo ricco, che scarpe ne ha in abbondanza, lascia aperto il rubinetto dell’acqua, getta molte delle medicine ottenute gratis (pagate da chi?) e da solo produce gran parte del degrado ambientale. In breve: crescita mondiale moderata, concentrata nei Paesi emergenti di Asia e America latina, presidiata da un sistema mondiale di leggi, tasse, spese, incentivi, aiuti, norme ambientali che la rendano sostenibile sotto i tre profili.
L'avreste mai immaginato?
Le questioni irrisolte e le difficoltà concettuali non sono da poco, ma un modello di crescita sostenibile non è, per l’economista, terra incognita.
Le crisi dovute al credito a pioggia, invece, "non si potevamo prevedere". Non mi dire.
Indirizzarvi l’economia-globale-di-mercato, mobilitando i normali strumenti di governo propri di ogni stato moderno non sarebbe impossibile. Politicamente e tecnicamente difficilissimo, sì, ma non impossibile. Sappiamo bene che l’illuminato governo mondiale di cui stiamo parlando non esiste. E allora? Dedurne che il mondo s’incamminerà spontaneamente sul sentiero qui descritto è un’utopia dannosa, al pari del credere che fuori da quel sentiero tutto possa filar liscio. Il pianeta ospita circa duecento Stati che si dicono sovrani, ciascuno intento a promettere l’uscita dalla crisi e a trarre vantaggio da ogni errore o debolezza degli altri. Sono in agguato inflazione, (dovuta al fato, al caso, e a Giove Olimpo?) conflitti commerciali, nuove crisi, per non dire guerre minacciate e guerreggiate. Non la mano invisibile di Adamo Smith, ma il caos descritto da Hobbes.
E che riguarda, casualmente, i duecento Stati di cui sopra.
Pensare una crescita mondiale sostenibile è, invece, un’utopia utile, perché anche se il governo mondiale è assai lontano e se il G20, il Fondo monetario internazionale, le Nazioni Unite ne sono solo simulacri pallidissimi, essi sono pur sempre gli unici luoghi dove cercare i frammenti di un’azione responsabile.
Notare il contraddittorio giornalistico, che ovviamente chiediamo a gran voce solo per le videocassette eversive di Valentino Rossi.
Chi non è particolarmente cretino dovrebbe aver capito cosa significa crescita zero per voi e buona camicia a tutti.
Sunday, August 09, 2009
"Un braccialetto con GPS vi avvertirà ogni volta che un servitore dello Staaato, portatore sano del Monopolio della Violenza Pubblica, si avvicinerà alla vostra dimora per fottervi denaro!"
Acqua.
Riproviamo:
Braccialetti con gps per uomini violenti
Ma se la vostra ex fuori di testa vi rifila una coltellata, allora va bene così, perché tanto l'uomo è sempre in grado di difendersi: con la violenza tipica degli uomini, che diamo per scontata.
Già la premessa implica la disuguaglianza e sdogana la violenza, ma ormai siamo abituati a ben altro e dopo questo grande insegnamento morale possiamo continuare con la lettura:
ROMA - Il primo braccialetto è stato allacciato qualche giorno fa nel comune di Valencia: 24 ore al giorno indicherà alla polizia e alla vittima dove si trova chi lo indossa, un uomo condannato per maltrattamenti in famiglia, un ex marito che non potrà più avvicinarsi alla donna che per anni ha maltrattato. E' solamente il primo dei tremila braccialetti con sistema gps che la Spagna ha consegnato alle forze dell'ordine perché, su richiesta dell'autorità giudiziaria, li sfrutti contro i violenti.
L'iniziativa è piaciuta a Nicolas Sarkozy che sta seriamente pensando di seguire l'esempio del socialista Josè Luis Rodriguez Zapatero. Non ci sono, infatti, differenze politiche che tengano di fronte alla piaga delle violenze coniugali, alle botte che quotidianamente si abbattono sulle donne da parte di mariti, ex mariti o conviventi.
Ad annunciare la riflessione del governo francese sulla misura assunta a Madrid è stata il ministro della Famiglia, Nadine Morano, (la famiglia è schiavitù ed oppressione patriarcale, ma un ministero della famiglia non manca mai) "sarkozista" decisa, ricordando che in Francia "ogni tre giorni una donna muore per le botte del suo convivente o ex".
"E naturalmente non siamo riusciti ad impedirlo, così come non riusciamo ad impedire qualsiasi altro delitto. Ma adesso... siccome certe iniziative portano voti, al contrario di altre..."
Secondo gruppi e associazioni femministe francesi il bilancio è ancor più drammatico: una donna muore ogni due giorni per i maltrattamenti subiti da parte del suo uomo.
Forse in Francia non si dispone di statistiche ufficiali sul crimine, ed ogni associazione femminista tiene il conto per i fatti suoi, ovviamente in lieve contrasto con quelle del ministero della famiglia, che naturalmente si occupa di statistiche sul crimine. Eppure non mi pare che contare i morti sia molto difficile, visto che i morti in genere stanno fermi.
Mistero, ma tutto fa brodo. O il ministero (sbagliato) racconta balle e si perde qualche morto per strada, oppure certe associazioni gonfiano le statistiche. Tanto, se non siete particolarmente imbecilli, più o meno avreste già dovuto capire da un pezzo dove si vuole andare a parare.
L'importante è che nessuna associazione si metta a contare le teste spaccate a colpi di machete, che sarebbe una statistica discriminatoria.
Non solo: crescono a ritmo vertiginoso le denunce delle donne per violenze subite e le chiamate al numero verde destinato alle vittime - il 3919 - sono state 60.000 solo nei primi nove mesi dell'anno scorso.
Notare l'implicita equivalenza tra il numero di telefonate e il numero di vittime, che fa sempre brodo, senza contare l'assunto per cui ogni denuncia equivale ad un effettivo reato.
Numeri e tendenze che avvicinano Parigi e Madrid: in Spagna la violenza machista è stata ritenuta responsabile di 63.000 reati e della morte di 70 persone. Solo nei primi mesi del 2009 sono state 26 le donne uccise da mariti o ex compagni.
Così, in un'intervista a Le Figaro, la Morano ha annunciato che porterà il dibattito sulla misura del braccialetto elettronico "a livello governativo", auspicandone la sperimentazione come si fa "in Spagna". Ma il lavoro da fare parte da lontano, dalla scuola: "Voglio che venga insegnato ai ragazzi, a partire dalla scuola, che non si ha il diritto di alzare una mano contro una ragazza", ha spiegato il ministro della Famiglia.
Contro tutti gli altri, invece, caccia aperta!
"Ma allora possiamo pestare i froci?"
No, neanche quelli. Solo i bambini con gli occhiali e i voti alti, ma etero, perdìo!
"Banzai!"
I 3.000 braccialetti elettronici messi a disposizione della giustizia spagnola dal governo di Zapatero sono dell'ultima generazione. Quando il marito o ex marito (notare la premessa: ormai siamo andati oltre lo stalker casuale, sono sempre mariti o ex mariti) riceve il braccialetto alla donna viene fornito un dispositivo che avvisa lei e la polizia se l'uomo si avvicina a meno di 500 metri. Un segnale d'allarme che potrebbe essere decisivo per evitare nuove violenze.
In pratica sta dicendo che il carcere e la legge non sono un deterrente, quindi la malcapitata farà meglio ad allontanarsi con le proprie gambe mentre il macho di turno se la prenderà con la prima che capita, realizzando finalmente un'equa redistribuzione delle botte.
Però noialtri, quando andiamo in giro per strada, dovremmo credere di essere "al sicuro" perché c'è "la legge" e "il carcere", tanto i morti non protestano.
Notare come la situazione sia palesemente drammatica per queste donne vittime di un'interminabile mattanza, che muoiono in numeri paragonabili agli orfani del Rwanda, ma non abbastanza da garantire loro (come a chiunque altro) la possibilità di difendersi: molto meglio braccialetti e videogame.
Nulla hanno da dire riguardo alla violenza da parte di perfetti sconosciuti, che evidentemente non è un problema, oppure per qualche motivo non fa parte della lezioncina morale del giorno: i vostri uomini sono violenti solo con voi, quelli delle altre solo con loro, quindi basta non averne uno tra i coglioni e siete già un passo avanti.
Consiglio tangenziale per i giornalisti di Repubblica: invece di riempirvi la bocca con le "10 domande a Berlusconi", vediamo se avete i coglioni per pubblicare "una domanda ai riuniti del Bilderberg", insieme all'Economist, al Financial Times, e a tutti gli altri eroi dell'informazione.
Acqua.
Riproviamo:
Braccialetti con gps per uomini violenti
Ma se la vostra ex fuori di testa vi rifila una coltellata, allora va bene così, perché tanto l'uomo è sempre in grado di difendersi: con la violenza tipica degli uomini, che diamo per scontata.
Già la premessa implica la disuguaglianza e sdogana la violenza, ma ormai siamo abituati a ben altro e dopo questo grande insegnamento morale possiamo continuare con la lettura:
ROMA - Il primo braccialetto è stato allacciato qualche giorno fa nel comune di Valencia: 24 ore al giorno indicherà alla polizia e alla vittima dove si trova chi lo indossa, un uomo condannato per maltrattamenti in famiglia, un ex marito che non potrà più avvicinarsi alla donna che per anni ha maltrattato. E' solamente il primo dei tremila braccialetti con sistema gps che la Spagna ha consegnato alle forze dell'ordine perché, su richiesta dell'autorità giudiziaria, li sfrutti contro i violenti.
L'iniziativa è piaciuta a Nicolas Sarkozy che sta seriamente pensando di seguire l'esempio del socialista Josè Luis Rodriguez Zapatero. Non ci sono, infatti, differenze politiche che tengano di fronte alla piaga delle violenze coniugali, alle botte che quotidianamente si abbattono sulle donne da parte di mariti, ex mariti o conviventi.
Ad annunciare la riflessione del governo francese sulla misura assunta a Madrid è stata il ministro della Famiglia, Nadine Morano, (la famiglia è schiavitù ed oppressione patriarcale, ma un ministero della famiglia non manca mai) "sarkozista" decisa, ricordando che in Francia "ogni tre giorni una donna muore per le botte del suo convivente o ex".
"E naturalmente non siamo riusciti ad impedirlo, così come non riusciamo ad impedire qualsiasi altro delitto. Ma adesso... siccome certe iniziative portano voti, al contrario di altre..."
Secondo gruppi e associazioni femministe francesi il bilancio è ancor più drammatico: una donna muore ogni due giorni per i maltrattamenti subiti da parte del suo uomo.
Forse in Francia non si dispone di statistiche ufficiali sul crimine, ed ogni associazione femminista tiene il conto per i fatti suoi, ovviamente in lieve contrasto con quelle del ministero della famiglia, che naturalmente si occupa di statistiche sul crimine. Eppure non mi pare che contare i morti sia molto difficile, visto che i morti in genere stanno fermi.
Mistero, ma tutto fa brodo. O il ministero (sbagliato) racconta balle e si perde qualche morto per strada, oppure certe associazioni gonfiano le statistiche. Tanto, se non siete particolarmente imbecilli, più o meno avreste già dovuto capire da un pezzo dove si vuole andare a parare.
L'importante è che nessuna associazione si metta a contare le teste spaccate a colpi di machete, che sarebbe una statistica discriminatoria.
Non solo: crescono a ritmo vertiginoso le denunce delle donne per violenze subite e le chiamate al numero verde destinato alle vittime - il 3919 - sono state 60.000 solo nei primi nove mesi dell'anno scorso.
Notare l'implicita equivalenza tra il numero di telefonate e il numero di vittime, che fa sempre brodo, senza contare l'assunto per cui ogni denuncia equivale ad un effettivo reato.
Numeri e tendenze che avvicinano Parigi e Madrid: in Spagna la violenza machista è stata ritenuta responsabile di 63.000 reati e della morte di 70 persone. Solo nei primi mesi del 2009 sono state 26 le donne uccise da mariti o ex compagni.
Così, in un'intervista a Le Figaro, la Morano ha annunciato che porterà il dibattito sulla misura del braccialetto elettronico "a livello governativo", auspicandone la sperimentazione come si fa "in Spagna". Ma il lavoro da fare parte da lontano, dalla scuola: "Voglio che venga insegnato ai ragazzi, a partire dalla scuola, che non si ha il diritto di alzare una mano contro una ragazza", ha spiegato il ministro della Famiglia.
Contro tutti gli altri, invece, caccia aperta!
"Ma allora possiamo pestare i froci?"
No, neanche quelli. Solo i bambini con gli occhiali e i voti alti, ma etero, perdìo!
"Banzai!"
I 3.000 braccialetti elettronici messi a disposizione della giustizia spagnola dal governo di Zapatero sono dell'ultima generazione. Quando il marito o ex marito (notare la premessa: ormai siamo andati oltre lo stalker casuale, sono sempre mariti o ex mariti) riceve il braccialetto alla donna viene fornito un dispositivo che avvisa lei e la polizia se l'uomo si avvicina a meno di 500 metri. Un segnale d'allarme che potrebbe essere decisivo per evitare nuove violenze.
In pratica sta dicendo che il carcere e la legge non sono un deterrente, quindi la malcapitata farà meglio ad allontanarsi con le proprie gambe mentre il macho di turno se la prenderà con la prima che capita, realizzando finalmente un'equa redistribuzione delle botte.
Però noialtri, quando andiamo in giro per strada, dovremmo credere di essere "al sicuro" perché c'è "la legge" e "il carcere", tanto i morti non protestano.
Notare come la situazione sia palesemente drammatica per queste donne vittime di un'interminabile mattanza, che muoiono in numeri paragonabili agli orfani del Rwanda, ma non abbastanza da garantire loro (come a chiunque altro) la possibilità di difendersi: molto meglio braccialetti e videogame.
Nulla hanno da dire riguardo alla violenza da parte di perfetti sconosciuti, che evidentemente non è un problema, oppure per qualche motivo non fa parte della lezioncina morale del giorno: i vostri uomini sono violenti solo con voi, quelli delle altre solo con loro, quindi basta non averne uno tra i coglioni e siete già un passo avanti.
Consiglio tangenziale per i giornalisti di Repubblica: invece di riempirvi la bocca con le "10 domande a Berlusconi", vediamo se avete i coglioni per pubblicare "una domanda ai riuniti del Bilderberg", insieme all'Economist, al Financial Times, e a tutti gli altri eroi dell'informazione.
"Il nichilismo è come il nazismo"
E chi non salta bianco è.
ROMA - Paragona il nichilismo al nazismo. Per Benedetto XVI quella cultura che esalta la libertà individuale (risate in sala) e rifiuta la sacralità della vita, è commisurabile alla follia hitleriana. "I lager nazisti, come ogni campo di sterminio, ("che mi guardo bene dall'elencare") possono essere considerati simboli estremi del male, dell'inferno che si apre sulla terra quando l'uomo dimentica Dio e a Lui si sostituisce, usurpandogli il diritto di decidere che cosa è bene e che cosa è male, di dare la vita e la morte", dice il Papa all'Angelus, denunciando come "questo triste fenomeno non è circoscritto ai lager. (notare l'audace affermazione) Essi sono piuttosto la punta culminante di una realtà ampia e diffusa, spesso dai confini sfuggenti".
E' una cosa molto intelligente ed opportuna da dire tra il 6 e il 9 agosto.
Ad offrire al Papa l'opportunità di parlare del nazismo e dei suoi epigoni di oggi sono due "martiri uccisi nel lager di Auschwitz" che il calendario ricorda in questi giorni: santa Teresa Benedetta della Croce e san Massimiliano Kolbe.
Parlando davanti ai fedeli riuniti a Castelgandolfo, il Pontefice esorta a "riflettere sulle profonde divergenze che esistono tra l'umanesimo ateo e l'umanesimo cristiano. Un'antitesi che attraversa tutta quanta la storia, ma che alla fine del secondo millennio, con il nichilismo contemporaneo, è giunta ad un punto cruciale, come grandi letterati e pensatori hanno percepito, e come gli avvenimenti hanno ampiamente dimostrato".
La sfida è tra quelle ideologie "che esaltano la libertà quale unico principio dell'uomo", che trasformano "l'uomo in un dio, che fa dell'arbitrarietà il proprio sistema di comportamento" e coloro che mostrano "il vero volto di Dio, che è amore, e, al tempo stesso, il volto autentico dell'uomo, creato a immagine e somiglianza divina".
Ora che il santo babbeo vi ha spiegato il profondo significato della libertà, possiamo tutti tornare a leccare stivali talmudici, beandoci della libertà individuale promossa da ogni scampolo di cultura contemporanea.
E chi non salta bianco è.
ROMA - Paragona il nichilismo al nazismo. Per Benedetto XVI quella cultura che esalta la libertà individuale (risate in sala) e rifiuta la sacralità della vita, è commisurabile alla follia hitleriana. "I lager nazisti, come ogni campo di sterminio, ("che mi guardo bene dall'elencare") possono essere considerati simboli estremi del male, dell'inferno che si apre sulla terra quando l'uomo dimentica Dio e a Lui si sostituisce, usurpandogli il diritto di decidere che cosa è bene e che cosa è male, di dare la vita e la morte", dice il Papa all'Angelus, denunciando come "questo triste fenomeno non è circoscritto ai lager. (notare l'audace affermazione) Essi sono piuttosto la punta culminante di una realtà ampia e diffusa, spesso dai confini sfuggenti".
E' una cosa molto intelligente ed opportuna da dire tra il 6 e il 9 agosto.
Ad offrire al Papa l'opportunità di parlare del nazismo e dei suoi epigoni di oggi sono due "martiri uccisi nel lager di Auschwitz" che il calendario ricorda in questi giorni: santa Teresa Benedetta della Croce e san Massimiliano Kolbe.
Parlando davanti ai fedeli riuniti a Castelgandolfo, il Pontefice esorta a "riflettere sulle profonde divergenze che esistono tra l'umanesimo ateo e l'umanesimo cristiano. Un'antitesi che attraversa tutta quanta la storia, ma che alla fine del secondo millennio, con il nichilismo contemporaneo, è giunta ad un punto cruciale, come grandi letterati e pensatori hanno percepito, e come gli avvenimenti hanno ampiamente dimostrato".
La sfida è tra quelle ideologie "che esaltano la libertà quale unico principio dell'uomo", che trasformano "l'uomo in un dio, che fa dell'arbitrarietà il proprio sistema di comportamento" e coloro che mostrano "il vero volto di Dio, che è amore, e, al tempo stesso, il volto autentico dell'uomo, creato a immagine e somiglianza divina".
Ora che il santo babbeo vi ha spiegato il profondo significato della libertà, possiamo tutti tornare a leccare stivali talmudici, beandoci della libertà individuale promossa da ogni scampolo di cultura contemporanea.
Berlusconi, sì alle gabbie salariali
Piani decennali, agenzie federali, new deal rooseveltiani: ennesima sbocconata di letame per i poveretti ancora disposti a crederci.
ROMA - E' giusto "agganciare" i salari al costo della vita sul territorio: Silvio Berlusconi, intervistato da Il Mattino, dice sì alle gabbie salariali, tema caro alla Lega e rilanciato ieri sera proprio da Umberto Bossi a Pontida.
Il premier, nel suo colloquio con il quotidiano napoletano nel quale anticipa i contenuti piano decennale di rilancio del Sud, afferma: "Quanto alle gabbie salariali tutti condividono l'esigenza di rapportare retribuzione e costo della vita al territorio. Legare i salari ai diversi livelli del costo della vita fra Sud e Nord risponde a criteri di razionalità economica e di giustizia".
Quanto all'Agenzia per il Sud, il premier chiarisce che sarà lui a guidare la Agenzia per il Sud: "Dobbiamo concepire l'intervento straordinario come un grande "New Deal rooseveltiano", come un "piano Marshall" per il Sud. Negli Stati Uniti gli squilibri territoriali furono rimossi nel periodo del new deal attraverso un'agenzia di livello federale, non dei singoli Stati: la Tennessee Valley Authority fu messa in piedi dal governo di Washington e non dal governatore del Tennessee. Anche nel nostro caso il ruolo di guida non può essere che del premier".
In ogni caso non sarà una riedizione della vecchia "Cassa": "No. Pensiamo ad un Istituto molto diverso anche se vorrei ricordare che la prima Cassa per il Mezzogiorno (quella di Gabriele Pescatore, grande giurista e uomo dedito al bene della Nazione che la guidò dal 1955 al 1976) ottenne risultati straordinari: fu cancellata la malaria, furono risanati 500mila ettari di palude, si realizzarono o resero più moderni circa 30mila km di strade, a 12 milioni di persone fu portata l'acqua potabile. Fu un ventennio straordinario cui seguì, purtroppo, un periodo di degenerazione".
Berlusconi lancia un'accusa alla classe dirigente del meridione e sottolinea l'importanza del federalismo fiscale.
"Tra il 1998 (anno di avvio della 'nuova programmazione') e il 2004 è stata conferita al sud una massa di risorse pari a 120 miliardi di euro di spesa pubblica in conto capitale, di cui poco più di 55 miliardi di euro di spesa straordinaria. A fronte di tante risorse, le distanze fra il Centro-Nord e il Sud del paese sono rimaste inalterate; anzi l'economia meridionale è diventata, in questi anni, meno competitiva. evidente la responsabilità delle classi dirigenti meridionali e del cattivo funzionamento del Titolo V della Costituzione. solo con il federalismo fiscale che avremo una effettiva assunzione di responsabilità da parte delle classi dirigenti delle regioni meridionali".
"Alla nuova Banca del Mezzogiorno, che vorremmo operativa sin dalla ripresa dopo la pausa estiva, sta lavorando - sostiene il premier - il ministro Tremonti, che ha già reso note alcune coordinate dell'iniziativa". Il governo, come ha detto Tremonti, è convinto del fatto che "le banche che operano nel territorio ma non sono del territorio non bastano" perché "solo un ceto bancario radicato nel territorio ed espressione della classe imprenditoriale locale è in grado di effettuare una politica selettiva del credito" tale da rilanciare lo sviluppo del Mezzogiorno. Il progetto si fonderà sulla rete creditizia delle banche di Credito cooperativo, che nelle regioni del Sud sono presenti con oltre 600 sportelli che nel 2008 hanno raccolto 14,6 miliardi e ne hanno impiegati 10".
Quanto alla vicenda dei fondi Fas, Berlusconi respinge le accuse: "I fondi non mancano, mancano i progetti in cui impiegare questi fondi. Il governo ha preferito utilizzare per servizi e attività a beneficio di tutto il Paese fondi che sarebbero rimasti ancora a lungo inutilizzati invece di introdurre nuove tasse ed alzare la pressione fiscale. Quanto al rapporto con le Regioni, siamo sempre aperti al dialogo. C'è piuttosto un atteggiamento preconcetto delle Regioni guidate dalla sinistra nei confronti del governo: è accaduto con il Piano Casa, sta accadendo con la riforma della Pubblica Amministrazione e con il piano per il Sud".
Berlusconi aggiunge: "Conosco imprenditori straordinari che hanno realizzato cose eccellenti al Sud e sono pronti a investire ancora per creare nuovi posti di lavoro. Quello che ci chiedono è un efficiente sistema di infrastrutture, un contrasto efficace alla criminalità organizzata (e non l'antimafia delle chiacchiere e della retorica) e una fiscalità di vantaggio che attiri nuovi investimenti. Sono tre obiettivi che abbiamo fatto nostri".
I settori su cui punterà il piano? "Infrastrutture, turismo, innovazione. Tutti settori che possono creare un gran numero di posti di lavoro anche per diplomati e laureati", risponde il premier.
Badombe> "The TVA Kingston Fossil Plant coal fly ash slurry spill occurred just before 1 a.m. on Monday December 22, 2008, when an ash dike ruptured at an 84-acre (0.34 km2) solid waste containment area at the Tennessee Valley Authority's Kingston Fossil Plant in Roane County, Tennessee, USA. 1.1 billion gallons (4.2 million m³) of coal fly ash slurry was released. The coal-fired power plant, located across the Clinch River from the city of Kingston, uses ponds to dewater the fly ash, a byproduct of coal combustion, which is then stored in wet form in dredge cells. The slurry (a mixture of fly ash and water) traveled across the Emory River and its Swan Pond embayment, on to the opposite shore, covering up to 300 acres (1.2 km2) of the surrounding land, damaging homes and flowing up and down stream in nearby waterways such as the Emory River and Clinch River (tributaries of the Tennessee River). It was the largest fly ash release in United States history..."
Chiedete al primo ambientalista di passaggio di elencare i 10 primi disastri ambientali che gli vengono in mente, e vedete se questo se lo ricorda (si accettano scommesse).
Piani decennali, agenzie federali, new deal rooseveltiani: ennesima sbocconata di letame per i poveretti ancora disposti a crederci.
ROMA - E' giusto "agganciare" i salari al costo della vita sul territorio: Silvio Berlusconi, intervistato da Il Mattino, dice sì alle gabbie salariali, tema caro alla Lega e rilanciato ieri sera proprio da Umberto Bossi a Pontida.
Il premier, nel suo colloquio con il quotidiano napoletano nel quale anticipa i contenuti piano decennale di rilancio del Sud, afferma: "Quanto alle gabbie salariali tutti condividono l'esigenza di rapportare retribuzione e costo della vita al territorio. Legare i salari ai diversi livelli del costo della vita fra Sud e Nord risponde a criteri di razionalità economica e di giustizia".
Quanto all'Agenzia per il Sud, il premier chiarisce che sarà lui a guidare la Agenzia per il Sud: "Dobbiamo concepire l'intervento straordinario come un grande "New Deal rooseveltiano", come un "piano Marshall" per il Sud. Negli Stati Uniti gli squilibri territoriali furono rimossi nel periodo del new deal attraverso un'agenzia di livello federale, non dei singoli Stati: la Tennessee Valley Authority fu messa in piedi dal governo di Washington e non dal governatore del Tennessee. Anche nel nostro caso il ruolo di guida non può essere che del premier".
In ogni caso non sarà una riedizione della vecchia "Cassa": "No. Pensiamo ad un Istituto molto diverso anche se vorrei ricordare che la prima Cassa per il Mezzogiorno (quella di Gabriele Pescatore, grande giurista e uomo dedito al bene della Nazione che la guidò dal 1955 al 1976) ottenne risultati straordinari: fu cancellata la malaria, furono risanati 500mila ettari di palude, si realizzarono o resero più moderni circa 30mila km di strade, a 12 milioni di persone fu portata l'acqua potabile. Fu un ventennio straordinario cui seguì, purtroppo, un periodo di degenerazione".
Berlusconi lancia un'accusa alla classe dirigente del meridione e sottolinea l'importanza del federalismo fiscale.
"Tra il 1998 (anno di avvio della 'nuova programmazione') e il 2004 è stata conferita al sud una massa di risorse pari a 120 miliardi di euro di spesa pubblica in conto capitale, di cui poco più di 55 miliardi di euro di spesa straordinaria. A fronte di tante risorse, le distanze fra il Centro-Nord e il Sud del paese sono rimaste inalterate; anzi l'economia meridionale è diventata, in questi anni, meno competitiva. evidente la responsabilità delle classi dirigenti meridionali e del cattivo funzionamento del Titolo V della Costituzione. solo con il federalismo fiscale che avremo una effettiva assunzione di responsabilità da parte delle classi dirigenti delle regioni meridionali".
"Alla nuova Banca del Mezzogiorno, che vorremmo operativa sin dalla ripresa dopo la pausa estiva, sta lavorando - sostiene il premier - il ministro Tremonti, che ha già reso note alcune coordinate dell'iniziativa". Il governo, come ha detto Tremonti, è convinto del fatto che "le banche che operano nel territorio ma non sono del territorio non bastano" perché "solo un ceto bancario radicato nel territorio ed espressione della classe imprenditoriale locale è in grado di effettuare una politica selettiva del credito" tale da rilanciare lo sviluppo del Mezzogiorno. Il progetto si fonderà sulla rete creditizia delle banche di Credito cooperativo, che nelle regioni del Sud sono presenti con oltre 600 sportelli che nel 2008 hanno raccolto 14,6 miliardi e ne hanno impiegati 10".
Quanto alla vicenda dei fondi Fas, Berlusconi respinge le accuse: "I fondi non mancano, mancano i progetti in cui impiegare questi fondi. Il governo ha preferito utilizzare per servizi e attività a beneficio di tutto il Paese fondi che sarebbero rimasti ancora a lungo inutilizzati invece di introdurre nuove tasse ed alzare la pressione fiscale. Quanto al rapporto con le Regioni, siamo sempre aperti al dialogo. C'è piuttosto un atteggiamento preconcetto delle Regioni guidate dalla sinistra nei confronti del governo: è accaduto con il Piano Casa, sta accadendo con la riforma della Pubblica Amministrazione e con il piano per il Sud".
Berlusconi aggiunge: "Conosco imprenditori straordinari che hanno realizzato cose eccellenti al Sud e sono pronti a investire ancora per creare nuovi posti di lavoro. Quello che ci chiedono è un efficiente sistema di infrastrutture, un contrasto efficace alla criminalità organizzata (e non l'antimafia delle chiacchiere e della retorica) e una fiscalità di vantaggio che attiri nuovi investimenti. Sono tre obiettivi che abbiamo fatto nostri".
I settori su cui punterà il piano? "Infrastrutture, turismo, innovazione. Tutti settori che possono creare un gran numero di posti di lavoro anche per diplomati e laureati", risponde il premier.
Badombe> "The TVA Kingston Fossil Plant coal fly ash slurry spill occurred just before 1 a.m. on Monday December 22, 2008, when an ash dike ruptured at an 84-acre (0.34 km2) solid waste containment area at the Tennessee Valley Authority's Kingston Fossil Plant in Roane County, Tennessee, USA. 1.1 billion gallons (4.2 million m³) of coal fly ash slurry was released. The coal-fired power plant, located across the Clinch River from the city of Kingston, uses ponds to dewater the fly ash, a byproduct of coal combustion, which is then stored in wet form in dredge cells. The slurry (a mixture of fly ash and water) traveled across the Emory River and its Swan Pond embayment, on to the opposite shore, covering up to 300 acres (1.2 km2) of the surrounding land, damaging homes and flowing up and down stream in nearby waterways such as the Emory River and Clinch River (tributaries of the Tennessee River). It was the largest fly ash release in United States history..."
Chiedete al primo ambientalista di passaggio di elencare i 10 primi disastri ambientali che gli vengono in mente, e vedete se questo se lo ricorda (si accettano scommesse).
Monday, July 20, 2009
Dubya's Double Dip?
By Paul Krugman
Published: Friday, August 2, 2002
Dal lontano 2002, i consigli di uno dei vostri personaggi preferiti.
If the story of the current U.S. economy were made into a movie, it would look something like "55 Days at Peking." A ragtag group of ordinary people -- America's consumers -- is besieged by a rampaging horde, the forces of recession. To everyone's surprise, they have held their ground.
But they can't hold out forever. Will the rescue force -- resurgent business investment -- get there in time?
The screenplay for that kind of movie always ratchets up the tension. The besieged citadel fends off assault after assault, but again and again rescue is delayed. And so it has played out in practice. Consumers kept spending as the Internet bubble collapsed; they kept spending despite terrorist attacks. Taking advantage of low interest rates, they refinanced their houses and took the proceeds to the shopping malls.
But predictions of an imminent recovery in business investment keep turning out to be premature. Most businesses are in no hurry to go on another spending spree. And those that might have started to invest again have been deterred by sliding stock prices, widening bond spreads and revelations about corporate scandal.
Will the rescuers arrive in the nick of time? Not necessarily. This movie may not be "55 Days at Peking" after all. It may be "A Bridge Too Far."
A few months ago the vast majority of business economists mocked concerns about a "double dip," a second leg to the downturn. But there were a few dogged iconoclasts out there, most notably Stephen Roach at Morgan Stanley. As I've repeatedly said in this column, the arguments of the double-dippers made a lot of sense. And their story now looks more plausible than ever.
The basic point is that the recession of 2001 wasn't a typical postwar slump, brought on when an inflation-fighting Fed raises interest rates and easily ended by a snapback in housing and consumer spending when the Fed brings rates back down again. This was a prewar-style recession, a morning after brought on by irrational exuberance.
Le parole magiche, seguite dal consiglio del nostro illustre economista:
To fight this recession the Fed needs more than a snapback; it needs soaring household spending to offset moribund business investment. And to do that, as Paul McCulley of Pimco put it, Alan Greenspan needs to create a housing bubble to replace the Nasdaq bubble.
E gli hanno pure dato un Nobel, mica una banana come si fa con le scimmie.
Judging by Mr. Greenspan's remarkably cheerful recent testimony, he still thinks he can pull that off. But the Fed chairman's crystal ball has been cloudy lately; remember how he urged Congress to cut taxes to head off the risk of excessive budget surpluses? And a sober look at recent data is not encouraging.
On the surface, the sharp drop in the economy's growth, from 5 percent in the first quarter to 1 percent in the second, is disheartening. Under the surface, it's quite a lot worse. Even in the first quarter, investment and consumer spending were sluggish; most of the growth came as businesses stopped running down their inventories. In the second quarter, inventories were the whole story: final demand actually fell. And lately straws in the wind that often give advance warning of changes in official statistics, like mall traffic, have been blowing the wrong way.
Despite the bad news, most commentators, like Mr. Greenspan, remain optimistic. Should you be reassured?
Bear in mind that business forecasters are under enormous pressure to be cheerleaders: "I must confess to being amazed at the venom my double dip call still elicits," Mr. Roach wrote yesterday at cbsmarketwatch.com. We should never forget that Wall Street basically represents the sell side.
Bear in mind also that government officials have a stake in accentuating the positive. The administration needs a recovery because, with deficits exploding, the only way it can justify that tax cut is by pretending that it was just what the economy needed. Mr. Greenspan needs one to avoid awkward questions about his own role in creating the stock market bubble.
But wishful thinking aside, I just don't understand the grounds for optimism. Who, exactly, is about to start spending a lot more? At this point it's a lot easier to tell a story about how the recovery will stall than about how it will speed up. And while I like movies with happy endings as much as the next guy, a movie isn't realistic unless the story line makes sense.
E non oso andare a guardare cosa sta succedendo nella palude del tasso negativo...
By Paul Krugman
Published: Friday, August 2, 2002
Dal lontano 2002, i consigli di uno dei vostri personaggi preferiti.
If the story of the current U.S. economy were made into a movie, it would look something like "55 Days at Peking." A ragtag group of ordinary people -- America's consumers -- is besieged by a rampaging horde, the forces of recession. To everyone's surprise, they have held their ground.
But they can't hold out forever. Will the rescue force -- resurgent business investment -- get there in time?
The screenplay for that kind of movie always ratchets up the tension. The besieged citadel fends off assault after assault, but again and again rescue is delayed. And so it has played out in practice. Consumers kept spending as the Internet bubble collapsed; they kept spending despite terrorist attacks. Taking advantage of low interest rates, they refinanced their houses and took the proceeds to the shopping malls.
But predictions of an imminent recovery in business investment keep turning out to be premature. Most businesses are in no hurry to go on another spending spree. And those that might have started to invest again have been deterred by sliding stock prices, widening bond spreads and revelations about corporate scandal.
Will the rescuers arrive in the nick of time? Not necessarily. This movie may not be "55 Days at Peking" after all. It may be "A Bridge Too Far."
A few months ago the vast majority of business economists mocked concerns about a "double dip," a second leg to the downturn. But there were a few dogged iconoclasts out there, most notably Stephen Roach at Morgan Stanley. As I've repeatedly said in this column, the arguments of the double-dippers made a lot of sense. And their story now looks more plausible than ever.
The basic point is that the recession of 2001 wasn't a typical postwar slump, brought on when an inflation-fighting Fed raises interest rates and easily ended by a snapback in housing and consumer spending when the Fed brings rates back down again. This was a prewar-style recession, a morning after brought on by irrational exuberance.
Le parole magiche, seguite dal consiglio del nostro illustre economista:
To fight this recession the Fed needs more than a snapback; it needs soaring household spending to offset moribund business investment. And to do that, as Paul McCulley of Pimco put it, Alan Greenspan needs to create a housing bubble to replace the Nasdaq bubble.
E gli hanno pure dato un Nobel, mica una banana come si fa con le scimmie.
Judging by Mr. Greenspan's remarkably cheerful recent testimony, he still thinks he can pull that off. But the Fed chairman's crystal ball has been cloudy lately; remember how he urged Congress to cut taxes to head off the risk of excessive budget surpluses? And a sober look at recent data is not encouraging.
On the surface, the sharp drop in the economy's growth, from 5 percent in the first quarter to 1 percent in the second, is disheartening. Under the surface, it's quite a lot worse. Even in the first quarter, investment and consumer spending were sluggish; most of the growth came as businesses stopped running down their inventories. In the second quarter, inventories were the whole story: final demand actually fell. And lately straws in the wind that often give advance warning of changes in official statistics, like mall traffic, have been blowing the wrong way.
Despite the bad news, most commentators, like Mr. Greenspan, remain optimistic. Should you be reassured?
Bear in mind that business forecasters are under enormous pressure to be cheerleaders: "I must confess to being amazed at the venom my double dip call still elicits," Mr. Roach wrote yesterday at cbsmarketwatch.com. We should never forget that Wall Street basically represents the sell side.
Bear in mind also that government officials have a stake in accentuating the positive. The administration needs a recovery because, with deficits exploding, the only way it can justify that tax cut is by pretending that it was just what the economy needed. Mr. Greenspan needs one to avoid awkward questions about his own role in creating the stock market bubble.
But wishful thinking aside, I just don't understand the grounds for optimism. Who, exactly, is about to start spending a lot more? At this point it's a lot easier to tell a story about how the recovery will stall than about how it will speed up. And while I like movies with happy endings as much as the next guy, a movie isn't realistic unless the story line makes sense.
E non oso andare a guardare cosa sta succedendo nella palude del tasso negativo...
Saturday, July 18, 2009
"Gli italiani portano la pace nel mondo"
CAMPOBASSO - Lacrime e commozione nella Cattedrale di Campobasso ai funerali di Alessandro Di Lisio, il militare italiano morto nell'esplosione di una bomba in Afghanistan lo scorso martedì. La folla ha accompagnato il feretro di Di Lisio, avvolto in una bandiera italiana, tributandogli un lungo applauso. Presente anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa, che al termine delle esequie ha dichiarato: "Oggi tutto il governo e l'Italia sono inchinati davanti a questo ragazzo e la sua famiglia. Bisogna essere orgogliosi dei nostri militari e ricordarsi sempre di questi ragazzi".
Lacrime tra i commilitoni. Tante le manifestazioni di affetto per il giovane - Di Lisio aveva 25 anni - vittima del terrorismo.
Prenda nota il lettore: ora il "terrorismo" include anche quella che prima si chiamava "guerriglia", questo perché non siamo in "guerra" bensì in "missione di pace".
La cattedrale non è riuscita a contenere tutti coloro che hanno voluto rendere l'ultimo saluto al caporal maggiore e la folla ha gremito anche la piazza antistante la chiesa. Sono rimaste fuori molte delle innumerevoli corone di fiori inviate da amici, conoscenti, enti pubblici e comuni cittadini, commilitoni del parà che si sono uniti al dolore della famiglia Di Lisio, straziata dall'improvvisa perdita di Alessandro. Una folla commossa che ha accompagnato il feretro lungo i 400 metri che separano il Comando militare regionale dell'esercito dalla cattedrale. Nel corteo funebre c'erano anche i sindaci di Campobasso, Oratino e Castellino del Biferno.
Monsignor Pelvi: "Dolore di tutta la nazione". Molto toccante l'omelia funebre pronunciata dall'ordinario militare monsignor Vincenzo Pelvi, il quale, rivolgendosi ai genitori di Alessandro, Nunzio e Addolorata, e alle sorelle Maria e Valentina, ha evidenziato come "il dolore della famiglia di Alessandro attraversa tutta la nazione". "Alessandro - ha aggiunto - era un instancabile operatore di pace, di quella pace che viveva in lui in quanto giovane allegro e solare". C'è stato anche un riferimento alle missioni di pace nel mondo italiane, di cui sono state sottolineate le finalità di cooperazione e di pace. "In Afghanistan come in tante altre zone del mondo - ha affermato monsignor Pelvi - le nostre missioni sono di pace, per portare stabilità e sviluppo, ma anche per difendere la sicurezza della nostra nazione e l'occidente dalla minaccia del terrorismo globale.
In quelle aree vogliamo anche aiutare a ricostruire l'economia, soprattutto l'agricoltura che deve sostituire la coltivazione dell'oppio da cui il terrorismo attinge ai finanziamenti".
Badombe> "But in 2000 the Taliban banned opium production, a first in Afghan history. In 2000, Afghanistan's opium production still accounted for 75% of the world's supply. On 27 July 2000, the Taliban again issued a decree banning opium poppy cultivation. According to opioids.com, by February 2001, production had been reduced from 12,600 acres (51 km2) to only 17 acres (7 ha). When the Taliban entered north Waziristan in 2003 they immediately banned poppy cultivation and punished those who sold it. [...] However, with the 2001 US/Northern Alliance expulsion of the Taliban, opium cultivation has increased in the southern provinces liberated from the Taliban control, and by 2005 production was 87% of the world's opium supply, rising to 90% in 2006."
Ma ora, rullo di tamburi...!
"Il terrorismo - ha concluso monsignor Pelvi - ha paura degli italiani perché siamo un popolo di solidarietà".
Dite la verità: questa proprio vi mancava.
La preghiera. Nel corso della celebrazione il comandante dell'VIII Reggimento della Folgore ha letto una preghiera scritta da Alessandro, che la teneva sempre con sé: "Come collega più anziano e portavoce dei guastatori paracadutisti (noto simbolo di pace e cooperazione agricola) permettemi di ringraziare tutti quanti si sono impegnati in questi giorni per onorare l'operato di Alessandro e placare il dolore e lo sconforto. E permettemi di leggere quanto Alessandro, insieme ai colleghi, aveva scritto poco prima di partire in missione, cercando di ottenere la protezione dell'Arcangelo San Michele e di Santa Barbara. (che da sempre hanno un occhio di riguardo per i guastatori paracadutisti) Ognuno scrive una nuova preghiera nei momenti di sconforto, durante le rischiose (ma pacifiche) attività del genio. In questa preghiera, che conservava nel portafoglio, Alessandro aveva scritto: 'Se una sventura spegnerà la nostra vita fa che il sacrificio non resti vano, ma sia uno stimolo di orgoglio e d i azione per chi verrà. Tieni sempre la mano su di noi, sulla nostra Italia e sui nostri cari'. Alessandro era partito così".
La sorella: "La sua felicità era quella degli altri". "A soli 25 anni la tua felicità era la felicità degli altri. Grazie a tutti dal profondo dell'anima", ha detto Maria Di Lisio al termine della cerimonia. Poche parole per ricordare la missione del fratello e come era vissuta in famiglia: "Dall'Afghanistan mi rimproveravi che non sapevo tranquillizzare mamma e papà". Lo stesso vivo ricordo che ha voluto manifestare Niccolò, fratello d'armi (pacifiche) di Alessandro Di Lisio. "Eri un ragazzo pieno di vita, un trascinatore e volevi raggiungere sempre il massimo".
La cerimonia, conclusa dalla benedizione dell'arcivescovo di Campobasso-Boiano, Monsignor Giancarlo Maria Bregantini, è stata interrotta più volte dagli applausi, gli stessi che per alcuni minuti hanno accompagnato il feretro fino al carro funebre.
Se avete qualche problemino nell'arrivare alla fine del mese, ricordate che comunque avrete fatto la vostra parte per portare pace, cooperazione ed agricoltura in ogni laido angolo del mondo, oltre ad aver difeso la nazzione dal terrorismo globbale.
CAMPOBASSO - Lacrime e commozione nella Cattedrale di Campobasso ai funerali di Alessandro Di Lisio, il militare italiano morto nell'esplosione di una bomba in Afghanistan lo scorso martedì. La folla ha accompagnato il feretro di Di Lisio, avvolto in una bandiera italiana, tributandogli un lungo applauso. Presente anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa, che al termine delle esequie ha dichiarato: "Oggi tutto il governo e l'Italia sono inchinati davanti a questo ragazzo e la sua famiglia. Bisogna essere orgogliosi dei nostri militari e ricordarsi sempre di questi ragazzi".
Lacrime tra i commilitoni. Tante le manifestazioni di affetto per il giovane - Di Lisio aveva 25 anni - vittima del terrorismo.
Prenda nota il lettore: ora il "terrorismo" include anche quella che prima si chiamava "guerriglia", questo perché non siamo in "guerra" bensì in "missione di pace".
La cattedrale non è riuscita a contenere tutti coloro che hanno voluto rendere l'ultimo saluto al caporal maggiore e la folla ha gremito anche la piazza antistante la chiesa. Sono rimaste fuori molte delle innumerevoli corone di fiori inviate da amici, conoscenti, enti pubblici e comuni cittadini, commilitoni del parà che si sono uniti al dolore della famiglia Di Lisio, straziata dall'improvvisa perdita di Alessandro. Una folla commossa che ha accompagnato il feretro lungo i 400 metri che separano il Comando militare regionale dell'esercito dalla cattedrale. Nel corteo funebre c'erano anche i sindaci di Campobasso, Oratino e Castellino del Biferno.
Monsignor Pelvi: "Dolore di tutta la nazione". Molto toccante l'omelia funebre pronunciata dall'ordinario militare monsignor Vincenzo Pelvi, il quale, rivolgendosi ai genitori di Alessandro, Nunzio e Addolorata, e alle sorelle Maria e Valentina, ha evidenziato come "il dolore della famiglia di Alessandro attraversa tutta la nazione". "Alessandro - ha aggiunto - era un instancabile operatore di pace, di quella pace che viveva in lui in quanto giovane allegro e solare". C'è stato anche un riferimento alle missioni di pace nel mondo italiane, di cui sono state sottolineate le finalità di cooperazione e di pace. "In Afghanistan come in tante altre zone del mondo - ha affermato monsignor Pelvi - le nostre missioni sono di pace, per portare stabilità e sviluppo, ma anche per difendere la sicurezza della nostra nazione e l'occidente dalla minaccia del terrorismo globale.
In quelle aree vogliamo anche aiutare a ricostruire l'economia, soprattutto l'agricoltura che deve sostituire la coltivazione dell'oppio da cui il terrorismo attinge ai finanziamenti".
Badombe> "But in 2000 the Taliban banned opium production, a first in Afghan history. In 2000, Afghanistan's opium production still accounted for 75% of the world's supply. On 27 July 2000, the Taliban again issued a decree banning opium poppy cultivation. According to opioids.com, by February 2001, production had been reduced from 12,600 acres (51 km2) to only 17 acres (7 ha). When the Taliban entered north Waziristan in 2003 they immediately banned poppy cultivation and punished those who sold it. [...] However, with the 2001 US/Northern Alliance expulsion of the Taliban, opium cultivation has increased in the southern provinces liberated from the Taliban control, and by 2005 production was 87% of the world's opium supply, rising to 90% in 2006."
Ma ora, rullo di tamburi...!
"Il terrorismo - ha concluso monsignor Pelvi - ha paura degli italiani perché siamo un popolo di solidarietà".
Dite la verità: questa proprio vi mancava.
La preghiera. Nel corso della celebrazione il comandante dell'VIII Reggimento della Folgore ha letto una preghiera scritta da Alessandro, che la teneva sempre con sé: "Come collega più anziano e portavoce dei guastatori paracadutisti (noto simbolo di pace e cooperazione agricola) permettemi di ringraziare tutti quanti si sono impegnati in questi giorni per onorare l'operato di Alessandro e placare il dolore e lo sconforto. E permettemi di leggere quanto Alessandro, insieme ai colleghi, aveva scritto poco prima di partire in missione, cercando di ottenere la protezione dell'Arcangelo San Michele e di Santa Barbara. (che da sempre hanno un occhio di riguardo per i guastatori paracadutisti) Ognuno scrive una nuova preghiera nei momenti di sconforto, durante le rischiose (ma pacifiche) attività del genio. In questa preghiera, che conservava nel portafoglio, Alessandro aveva scritto: 'Se una sventura spegnerà la nostra vita fa che il sacrificio non resti vano, ma sia uno stimolo di orgoglio e d i azione per chi verrà. Tieni sempre la mano su di noi, sulla nostra Italia e sui nostri cari'. Alessandro era partito così".
La sorella: "La sua felicità era quella degli altri". "A soli 25 anni la tua felicità era la felicità degli altri. Grazie a tutti dal profondo dell'anima", ha detto Maria Di Lisio al termine della cerimonia. Poche parole per ricordare la missione del fratello e come era vissuta in famiglia: "Dall'Afghanistan mi rimproveravi che non sapevo tranquillizzare mamma e papà". Lo stesso vivo ricordo che ha voluto manifestare Niccolò, fratello d'armi (pacifiche) di Alessandro Di Lisio. "Eri un ragazzo pieno di vita, un trascinatore e volevi raggiungere sempre il massimo".
La cerimonia, conclusa dalla benedizione dell'arcivescovo di Campobasso-Boiano, Monsignor Giancarlo Maria Bregantini, è stata interrotta più volte dagli applausi, gli stessi che per alcuni minuti hanno accompagnato il feretro fino al carro funebre.
Se avete qualche problemino nell'arrivare alla fine del mese, ricordate che comunque avrete fatto la vostra parte per portare pace, cooperazione ed agricoltura in ogni laido angolo del mondo, oltre ad aver difeso la nazzione dal terrorismo globbale.
Sunday, June 28, 2009
Il giudice respinge il ricorso: non è mai stata presentata domanda di assunzione
Il giudice del Tribunale del lavoro di Milano, Maria Gabriella Mennuni, ha respinto il ricorso presentato da Mohamed Hailoua, marocchino di 18 anni, contro l'Atm (Azienda di trasporti milanesi), nel quale lamentava di non potere essere assunto in base a un decreto regio del 1931 che prevede la cittadinanza italiana o europea per lavorare nelle concessionarie del trasporto pubblico.
Nelle motivazioni dell'ordinanza il giudice spiega che manca l'interesse ad agire da parte del giovane marocchino "difettando il requisito della concretezza che sarebbe stato raggiunto attraverso la presentazione alla convenuta (l'Atm, ndr) della domanda di assunzione". Il giovane, infatti, che voleva lavorare nell'azienda come operaio elettricista, non ha mai presentato la domanda, ma ha letto sul sito dell'azienda il bando di concorso vedendo che potevano essere assunti solo cittadini italiani o europei. Per questo ha deciso di presentare il ricorso.
Il giudice nelle motivazioni però chiarisce che "il contenuto di un bando di concorso non sembra rappresentare un serio ostacolo alla semplice presentazione di una domanda di ammissione".
Approfittiamo della disavventura di questo genio ("ah, ma dovevo anche presentare la domanda?") per far notare al lettore la scarsa quantità di proteste solidali e scioperi da parte dei lavoratori, segno che la solidarietà è una bella cosa, ma solo quando non si traduce in concorrenza.
La prossima volta, pezzo di demente, quando sei in vena di fare la minoranza oppressa, inventati un nonno ad Auschwitz... funziona meglio.
Il giudice del Tribunale del lavoro di Milano, Maria Gabriella Mennuni, ha respinto il ricorso presentato da Mohamed Hailoua, marocchino di 18 anni, contro l'Atm (Azienda di trasporti milanesi), nel quale lamentava di non potere essere assunto in base a un decreto regio del 1931 che prevede la cittadinanza italiana o europea per lavorare nelle concessionarie del trasporto pubblico.
Nelle motivazioni dell'ordinanza il giudice spiega che manca l'interesse ad agire da parte del giovane marocchino "difettando il requisito della concretezza che sarebbe stato raggiunto attraverso la presentazione alla convenuta (l'Atm, ndr) della domanda di assunzione". Il giovane, infatti, che voleva lavorare nell'azienda come operaio elettricista, non ha mai presentato la domanda, ma ha letto sul sito dell'azienda il bando di concorso vedendo che potevano essere assunti solo cittadini italiani o europei. Per questo ha deciso di presentare il ricorso.
Il giudice nelle motivazioni però chiarisce che "il contenuto di un bando di concorso non sembra rappresentare un serio ostacolo alla semplice presentazione di una domanda di ammissione".
Approfittiamo della disavventura di questo genio ("ah, ma dovevo anche presentare la domanda?") per far notare al lettore la scarsa quantità di proteste solidali e scioperi da parte dei lavoratori, segno che la solidarietà è una bella cosa, ma solo quando non si traduce in concorrenza.
La prossima volta, pezzo di demente, quando sei in vena di fare la minoranza oppressa, inventati un nonno ad Auschwitz... funziona meglio.
Friday, June 26, 2009
Il video clandestino di Ahmadinejad
"Un vero discorso di ispirazione fascista-messianica, perché seppur in modo diverso dal nostro in Europa quel mélange di culto della forza e di ossessione della purezza altro non è: fascismo". "Un chiaro annuncio del progetto di rivolgimento planetario e di esportazione della rivoluzione islamica nel mondo: terrificante".
Se invece fosse stata una rivoluzione democratica ed ecologica, altrettanto messianica (ogni riferimento è puramente casuale) ne avremmo potuto anche parlare.
Rullo di tamburi!
Bernard-Henri Lévy, (risate in sala) noto filosofo e intellettuale francese, (un Lévy a fare il nettacessi sarebbe stato chiedere troppo) impegnato in politica nonché reporter, (silenzio in sala) non ha dubbi (altre risate) sull'importanza del video appena uscito clandestinamente dall'Iran e di cui è venuto (casualmente) in possesso.
Leggete bene, prestando attenzione alle parole:
"Un documento straordinario" che riprende il presidente Mahmoud Ahmadinejad mentre arringa, con voce sommessa, una quindicina di religiosi iraniani in turbante bianco o nero, alla presenza del suo mentore, l'ayatollah oltranzista Mesbah Yazdi.
"Ho deciso di mettere quel filmato sulla mia pagina di Facebook - spiega Lévy al Corriere - perché la gente deve sapere. E perché i giovani e l'opposizione in Iran non vanno lasciati soli in questo momento.
È un atto di solidarietà come cittadino, anche se non so chi l'abbia ripreso, nè chi l'abbia inviato". Nel video, oltre dieci minuti di audio e immagini scadenti, probabilmente filmato di nascosto con il telefonino da un partecipante, Ahmadinejad sussurra con voce e occhi bassi rivolgendosi ai "cari" invitati, seduti a un tavolo ingombro di fiori e microfoni.
Occhio a quello che dice, e a quello che pensa il nostro filosofo del giorno:
Dice di essere a Qom, la città santa sciita dove risiede e predica Mesbah Yazdi (e molti altri ayatollah anche dell'opposizione, come Ali Montazeri o Yousef Sanei). Ringrazia i presenti per i "servigi" offerti, dice che questi serviranno a preparare finalmente una "grande vittoria, perché i tempi sono propizi".
E cosa pensa il Nostro?
"Non sappiamo quando sia avvenuto l'incontro ma penso che fosse il 13 giugno, all'indomani delle elezioni - dice Lévy -. Quel ringraziamento riguarda (e lui che cazzo ne sa?) i brogli che hanno hanno consentito al presidente di "vincere", anche se qualcuno tra i miei amici iraniani (irlandesi?) pensa sia precedente al voto e che il grazie sia invece per la preparazione delle elezioni truccate.
E i suoi amici che cazzo ne sanno? Ma è una notizia da pubblicare sul Corriere, solo perché uno stronzo di un Lévy si è svegliato la mattina a dire stronzate?
Ma se i tempi sono ambigui, non lo è il resto: la "grande vittoria" di cui parla Ahmadinejad è la futura esportazione della rivoluzione islamica nel mondo che il presidente sogna da tempo. Un progetto terrificante. Un video che fa ancora più impressione di quelli sulle proteste a Teheran".
E questo lo dice lui o lo pensi tu? O lo traduce Daniel Pipes? Mistero.
Nel consueto mix di Corano e politica, (l'Iran, ricorderà il lettore, è uno "Stato Islamico") toni profetici e apparente umiltà, Ahmadinejad si dice in effetti certo che "la rivoluzione islamica ha ormai trovato la sua strada e un grande rivolgimento è iniziato: avrà dimensioni planetarie poiché il mondo ha sete di cultura musulmana, come diceva sempre l'Imam Khomeini".
Certo, Lévy, soprattutto se i tuoi compagni di merende sbracano i confini, è molto probabile.
Il movimento, di cui lui si dice "solo uno dei partecipanti", ha una "forza immensa". "E se qualcuno pensa che l'organizzazione o le forze armate a nostra disposizione non siano sufficienti - continua Ahmadinejad sussurrando monotono - ebbene si sbaglia, poiché la logica comune non si applica a movimenti come questo, sostenuti dalla volontà e dalla misericordia divina".
"Amen!"
Se da un lato Ahmadinejad si dichiara certo del "sostegno di Dio", dall'altra chiede però ai presenti di fare il possibile per rafforzare il movimento: "Bisogna mobilitare tutti i potenziali intellettuali (esattamente come fanno i padroni di Lévy) e manager per realizzare la legge e la giustizia dell'Islam e instaurare una società sul modello islamico nella nostra cara patria", dice, convinto come Yazdi che lo spirito della Repubblica Islamica in Iran si sia perso, e che prima di esportare la rivoluzione nel mondo si debba far pulizia in casa. (al contrario dei padroni di Lévy)
Poi parla del popolo iraniano "che nel suo insieme non è malvagio" anche se "chi si basa su analisi e non su Dio non è certo un illuminato", e se "tutti quei giovani cresciuti in casa e a scuola non sanno niente dei grandi avvenimenti. (la scuola del regime ha dimenticato di indottrinarli?) Che noi, umani e maturi invece conosciamo". Discorsi che preludono a un golpe, (ma in pratica non c'era già la dittatura?) come qualche commentatore iraniano su siti e forum sostiene?, (sicuro che fosse iraniano anziché neozelandese o giapponese? non si sa mai...) chiediamo (ossequiosamente) a Lévy.
"Non saprei, difficile dirlo - risponde lui -. (lui "pensa", ma in questo caso fa fatica a pensare: prima però aveva molte certezze) Ma di certo so che il regime è condannato.
Che poi è quello che dice Ahmadinejad a proposito del regime dei tuoi compagni di merende.
Mettetevi d'accordo e fateci sapere...
Se cercate in archivio gli articoli che il filosofo Michel Foucault scrisse proprio per il Corriere della Sera nel 1979, vedrete che dall'inizio delle proteste alla caduta dello Scià passò un anno. Ci volle del tempo allora, ce ne vorrà adesso. Ma alla fine accadrà".
Dovesse anche volerci del tempo, qualora i quotidiani smettessero di ciucciare cazzi a vanvera tanto per riempire pagine sarà sempre un evento da celebrare.
"Un vero discorso di ispirazione fascista-messianica, perché seppur in modo diverso dal nostro in Europa quel mélange di culto della forza e di ossessione della purezza altro non è: fascismo". "Un chiaro annuncio del progetto di rivolgimento planetario e di esportazione della rivoluzione islamica nel mondo: terrificante".
Se invece fosse stata una rivoluzione democratica ed ecologica, altrettanto messianica (ogni riferimento è puramente casuale) ne avremmo potuto anche parlare.
Rullo di tamburi!
Bernard-Henri Lévy, (risate in sala) noto filosofo e intellettuale francese, (un Lévy a fare il nettacessi sarebbe stato chiedere troppo) impegnato in politica nonché reporter, (silenzio in sala) non ha dubbi (altre risate) sull'importanza del video appena uscito clandestinamente dall'Iran e di cui è venuto (casualmente) in possesso.
Leggete bene, prestando attenzione alle parole:
"Un documento straordinario" che riprende il presidente Mahmoud Ahmadinejad mentre arringa, con voce sommessa, una quindicina di religiosi iraniani in turbante bianco o nero, alla presenza del suo mentore, l'ayatollah oltranzista Mesbah Yazdi.
"Ho deciso di mettere quel filmato sulla mia pagina di Facebook - spiega Lévy al Corriere - perché la gente deve sapere. E perché i giovani e l'opposizione in Iran non vanno lasciati soli in questo momento.
È un atto di solidarietà come cittadino, anche se non so chi l'abbia ripreso, nè chi l'abbia inviato". Nel video, oltre dieci minuti di audio e immagini scadenti, probabilmente filmato di nascosto con il telefonino da un partecipante, Ahmadinejad sussurra con voce e occhi bassi rivolgendosi ai "cari" invitati, seduti a un tavolo ingombro di fiori e microfoni.
Occhio a quello che dice, e a quello che pensa il nostro filosofo del giorno:
Dice di essere a Qom, la città santa sciita dove risiede e predica Mesbah Yazdi (e molti altri ayatollah anche dell'opposizione, come Ali Montazeri o Yousef Sanei). Ringrazia i presenti per i "servigi" offerti, dice che questi serviranno a preparare finalmente una "grande vittoria, perché i tempi sono propizi".
E cosa pensa il Nostro?
"Non sappiamo quando sia avvenuto l'incontro ma penso che fosse il 13 giugno, all'indomani delle elezioni - dice Lévy -. Quel ringraziamento riguarda (e lui che cazzo ne sa?) i brogli che hanno hanno consentito al presidente di "vincere", anche se qualcuno tra i miei amici iraniani (irlandesi?) pensa sia precedente al voto e che il grazie sia invece per la preparazione delle elezioni truccate.
E i suoi amici che cazzo ne sanno? Ma è una notizia da pubblicare sul Corriere, solo perché uno stronzo di un Lévy si è svegliato la mattina a dire stronzate?
Ma se i tempi sono ambigui, non lo è il resto: la "grande vittoria" di cui parla Ahmadinejad è la futura esportazione della rivoluzione islamica nel mondo che il presidente sogna da tempo. Un progetto terrificante. Un video che fa ancora più impressione di quelli sulle proteste a Teheran".
E questo lo dice lui o lo pensi tu? O lo traduce Daniel Pipes? Mistero.
Nel consueto mix di Corano e politica, (l'Iran, ricorderà il lettore, è uno "Stato Islamico") toni profetici e apparente umiltà, Ahmadinejad si dice in effetti certo che "la rivoluzione islamica ha ormai trovato la sua strada e un grande rivolgimento è iniziato: avrà dimensioni planetarie poiché il mondo ha sete di cultura musulmana, come diceva sempre l'Imam Khomeini".
Certo, Lévy, soprattutto se i tuoi compagni di merende sbracano i confini, è molto probabile.
Il movimento, di cui lui si dice "solo uno dei partecipanti", ha una "forza immensa". "E se qualcuno pensa che l'organizzazione o le forze armate a nostra disposizione non siano sufficienti - continua Ahmadinejad sussurrando monotono - ebbene si sbaglia, poiché la logica comune non si applica a movimenti come questo, sostenuti dalla volontà e dalla misericordia divina".
"Amen!"
Se da un lato Ahmadinejad si dichiara certo del "sostegno di Dio", dall'altra chiede però ai presenti di fare il possibile per rafforzare il movimento: "Bisogna mobilitare tutti i potenziali intellettuali (esattamente come fanno i padroni di Lévy) e manager per realizzare la legge e la giustizia dell'Islam e instaurare una società sul modello islamico nella nostra cara patria", dice, convinto come Yazdi che lo spirito della Repubblica Islamica in Iran si sia perso, e che prima di esportare la rivoluzione nel mondo si debba far pulizia in casa. (al contrario dei padroni di Lévy)
Poi parla del popolo iraniano "che nel suo insieme non è malvagio" anche se "chi si basa su analisi e non su Dio non è certo un illuminato", e se "tutti quei giovani cresciuti in casa e a scuola non sanno niente dei grandi avvenimenti. (la scuola del regime ha dimenticato di indottrinarli?) Che noi, umani e maturi invece conosciamo". Discorsi che preludono a un golpe, (ma in pratica non c'era già la dittatura?) come qualche commentatore iraniano su siti e forum sostiene?, (sicuro che fosse iraniano anziché neozelandese o giapponese? non si sa mai...) chiediamo (ossequiosamente) a Lévy.
"Non saprei, difficile dirlo - risponde lui -. (lui "pensa", ma in questo caso fa fatica a pensare: prima però aveva molte certezze) Ma di certo so che il regime è condannato.
Che poi è quello che dice Ahmadinejad a proposito del regime dei tuoi compagni di merende.
Mettetevi d'accordo e fateci sapere...
Se cercate in archivio gli articoli che il filosofo Michel Foucault scrisse proprio per il Corriere della Sera nel 1979, vedrete che dall'inizio delle proteste alla caduta dello Scià passò un anno. Ci volle del tempo allora, ce ne vorrà adesso. Ma alla fine accadrà".
Dovesse anche volerci del tempo, qualora i quotidiani smettessero di ciucciare cazzi a vanvera tanto per riempire pagine sarà sempre un evento da celebrare.
EU security proposals are 'dangerously authoritarian'
By Bruno Waterfield in Brussels
Civil liberties groups say the proposals would create an EU ID card register, internet surveillance systems, satellite surveillance, automated exit-entry border systems operated by machines reading biometrics and risk profiling systems.
Che poi sarebbe tutta la merda prodotta da certi contractors ben piazzati, e che ora in qualche modo va distribuita.
Europe's justice ministers will hold talks on the "domestic security policy" and surveillance network proposals, known in Brussels circles as the "Stockholm programme", on July 15 with the aim of finishing work on the EU's first ever internal security policy by the end of 2009.
Jacques Barrot, the European justice and security commissioner, yesterday publicly declared that the aim was to "develop a domestic security strategy for the EU", once regarded as a strictly national "home affairs" area of policy.
"National frontiers should no longer restrict our activities," he said.
Mark Francois, Conservative spokesman on Europe, has demanded "immediate clarity on where the government stands on this".
"These are potentially dangerous proposals which could interfere in Britain's internal security," he said.
"The chaos and division in Gordon Brown's government is crippling Britain's ability to make its voice heard in Europe."
Critics of the plans have claimed that moves to create a new "information system architecture" of Europe-wide police and security databases will create a "surveillance state".
Tony Bunyan, of the European Civil Liberties Network (ECLN), has warned that EU security officials are seeking to harness a "digital tsunami" of new information technology without asking "political and moral questions first".
"An increasingly sophisticated internal and external security apparatus is developing under the auspices of the EU," he said.
Mr Bunyan has suggested that existing and new proposals will create an EU ID card register, internet surveillance systems, satellite surveillance, automated exit-entry border systems operated by machines reading biometrics and risk profiling systems.
"In five or 10 years time when we have the surveillance and database state people will look back and ask, 'what were you doing in 2009 to stop this happening?'," he said.
Civil liberties groups are particularly concerned over "convergence" proposals to herald standardise European police surveillance techniques and to create "tool-pools" of common data gathering systems to be operated at the EU level.
Under the plans the scope of information available to law enforcement agencies and "public security organisations" would be extended from the sharing of existing DNA and fingerprint databases, kept and stored for new digital generation ID cards, to include CCTV video footage and material gathered from internet surveillance.
The Lisbon Treaty, currently stalled after Ireland's referendum rejection last year, creates a secretive new Standing Committee for Internal Security, known as COSI, to co-ordinate policy between national forces and EU organisations such as Europol, the Frontex borders agency, the European Gendarmerie Force and the Brussels intelligence sharing Joint Situation Centre or Sitcen.
EU officials have told The Daily Telegraph that the radical plans will be controversial and will need powers contained within the Lisbon Treaty, currently awaiting a second Irish vote this autumn.
E un terzo, e un quarto...
"The British and some others will not like it as it moves policy to the EU," said an official. "Some of things we want to do will only be realistic with the Lisbon Treaty in place, so we need that too."
...e un quinto...
By Bruno Waterfield in Brussels
Civil liberties groups say the proposals would create an EU ID card register, internet surveillance systems, satellite surveillance, automated exit-entry border systems operated by machines reading biometrics and risk profiling systems.
Che poi sarebbe tutta la merda prodotta da certi contractors ben piazzati, e che ora in qualche modo va distribuita.
Europe's justice ministers will hold talks on the "domestic security policy" and surveillance network proposals, known in Brussels circles as the "Stockholm programme", on July 15 with the aim of finishing work on the EU's first ever internal security policy by the end of 2009.
Jacques Barrot, the European justice and security commissioner, yesterday publicly declared that the aim was to "develop a domestic security strategy for the EU", once regarded as a strictly national "home affairs" area of policy.
"National frontiers should no longer restrict our activities," he said.
Mark Francois, Conservative spokesman on Europe, has demanded "immediate clarity on where the government stands on this".
"These are potentially dangerous proposals which could interfere in Britain's internal security," he said.
"The chaos and division in Gordon Brown's government is crippling Britain's ability to make its voice heard in Europe."
Critics of the plans have claimed that moves to create a new "information system architecture" of Europe-wide police and security databases will create a "surveillance state".
Tony Bunyan, of the European Civil Liberties Network (ECLN), has warned that EU security officials are seeking to harness a "digital tsunami" of new information technology without asking "political and moral questions first".
"An increasingly sophisticated internal and external security apparatus is developing under the auspices of the EU," he said.
Mr Bunyan has suggested that existing and new proposals will create an EU ID card register, internet surveillance systems, satellite surveillance, automated exit-entry border systems operated by machines reading biometrics and risk profiling systems.
"In five or 10 years time when we have the surveillance and database state people will look back and ask, 'what were you doing in 2009 to stop this happening?'," he said.
Civil liberties groups are particularly concerned over "convergence" proposals to herald standardise European police surveillance techniques and to create "tool-pools" of common data gathering systems to be operated at the EU level.
Under the plans the scope of information available to law enforcement agencies and "public security organisations" would be extended from the sharing of existing DNA and fingerprint databases, kept and stored for new digital generation ID cards, to include CCTV video footage and material gathered from internet surveillance.
The Lisbon Treaty, currently stalled after Ireland's referendum rejection last year, creates a secretive new Standing Committee for Internal Security, known as COSI, to co-ordinate policy between national forces and EU organisations such as Europol, the Frontex borders agency, the European Gendarmerie Force and the Brussels intelligence sharing Joint Situation Centre or Sitcen.
EU officials have told The Daily Telegraph that the radical plans will be controversial and will need powers contained within the Lisbon Treaty, currently awaiting a second Irish vote this autumn.
E un terzo, e un quarto...
"The British and some others will not like it as it moves policy to the EU," said an official. "Some of things we want to do will only be realistic with the Lisbon Treaty in place, so we need that too."
...e un quinto...
"Chiudere la bocca a chi continua a parlare di crisi"
Ecco che il Nostro ci ripropone la stronzata sulla fiducia e sul consumo.
ROMA - I media e le istituzioni economiche diffondono il panico: l'accusa viene dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che nella conferenza stampa tenuta per presentare le misure del decreto anticrisi si scaglia per l'ennesima volta contro i 'catastrofisti'. Suggerendo di "chiudere la bocca" a chi continua a parlare di "calo del Pil del 5% (il riferimento è all'ultima previsione della Banca d'Italia, ndr) o "di calo dei consumi del 5%".
Udite, plebei:
"Alle parti sociali che ho incontrato questa mattina ho detto che questa crisi economica ha come primo fattore quello psicologico . - ha esordito Berlusconi, a Palazzo Chigi - Ho detto tante volte, e l'ho ribadito anche a loro, che il fattore ottimismo è fondamentale per uscire dalla crisi: la gente deve tornare agli stili di vita precedente e deve rialzare i consumi. Anche perché la gente non ha motivi per diminuire i consumi".
E qui è arrivato l'affondo contro chi continua a diffondere informazioni sulla crisi e sulle sue conseguenze: per risollevare i consumi, ha detto Berlusconi, "bisogna far sì che prima di tutto il governo, e in secondo luogo tutte le organizzazioni internazionali contribuiscano a rilanciare la fiducia".
Suicidandosi in massa?
Ma le organizzazioni internazionali, ha affermato il presidente del Consiglio, invece "un giorno sì e uno no escono e dicono che il deficit è al 5%, meno consumi del 5%, crisi di qui, crisi di là, la crisi ci sarà per fino al 2010, la crisi si chiuderà nel 2011... (sono gli stessi stronzi che "non potevano sapere, non potevano prevedere", e che ora magicamente prevedono...) Un disastro: dovremmo veramente chiudere la bocca a tutti questi signori che parlano, magari perchè di cose che i loro uffici studi gli dicono possono verificarsi, ma che così facendo distruggono la fiducia dei cittadini dell'Europa e del mondo".
Il premier ha anche attaccato "gli organi di stampa che prendono tutte queste posizioni insieme alle opposizioni che danno degli incentivi alla paura che sono fuori dalla realtà". E ha annunciato: "A coloro che investono dobbiamo dire di non avere paura, li sosteniamo perché le banche gli diano credito, aumenteremo i fondi di garanzia. Dobbiamo dire agli imprenditori di non avere paura, di fare pubblicità ai loro prodotti, l'imprenditore che non ha coraggio perde quote di mercato".
E poi il premier ribadisce l'invito già fatto agli imprenditori a Santa Margherita Ligure (in occasione dell'Assemblea dei giovani di Confindustria): "Agli imprenditori ho detto: 'minacciate di non dare la pubblicità a quei media che sono anch'essi fattori di crisi, perché la crisi a questo punto è eminentemente psicologica".
Fuori un fesso avanti un altro, che invece di spiegare (Marx alla mano) la crisi a noi poveri peones rilancia con il suo spottone:
"E' un attacco gravissimo ma ormai quasi abituale alla libertà di stampa, - ha commentato Paolo Gentiloni, responsabile Comunicazione del Partito Democratico - dietro al quale si nasconde anche il solito vizietto di spingere gli investimenti pubblicitari verso le sue televisioni. Fenomeno che già sta avvenendo da quando Berlusconi è a Palazzo Chigi".
Rincara la dose Massimo Donadi, capogruppo di Idv alla Camera: "L'unico cui dovrebbe essere tappata la bocca, per il bene della nostra economia, è il presidente del Consiglio che, ormai in evidente stato confusionale e senza più controllo della situazione, ogni volta che parla o si muove fa danno al Paese".
Alzi la mano chi vorrebbe uno qualsiasi di questi poveri beoni a gestire l'economia.
Ecco che il Nostro ci ripropone la stronzata sulla fiducia e sul consumo.
ROMA - I media e le istituzioni economiche diffondono il panico: l'accusa viene dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che nella conferenza stampa tenuta per presentare le misure del decreto anticrisi si scaglia per l'ennesima volta contro i 'catastrofisti'. Suggerendo di "chiudere la bocca" a chi continua a parlare di "calo del Pil del 5% (il riferimento è all'ultima previsione della Banca d'Italia, ndr) o "di calo dei consumi del 5%".
Udite, plebei:
"Alle parti sociali che ho incontrato questa mattina ho detto che questa crisi economica ha come primo fattore quello psicologico . - ha esordito Berlusconi, a Palazzo Chigi - Ho detto tante volte, e l'ho ribadito anche a loro, che il fattore ottimismo è fondamentale per uscire dalla crisi: la gente deve tornare agli stili di vita precedente e deve rialzare i consumi. Anche perché la gente non ha motivi per diminuire i consumi".
E qui è arrivato l'affondo contro chi continua a diffondere informazioni sulla crisi e sulle sue conseguenze: per risollevare i consumi, ha detto Berlusconi, "bisogna far sì che prima di tutto il governo, e in secondo luogo tutte le organizzazioni internazionali contribuiscano a rilanciare la fiducia".
Suicidandosi in massa?
Ma le organizzazioni internazionali, ha affermato il presidente del Consiglio, invece "un giorno sì e uno no escono e dicono che il deficit è al 5%, meno consumi del 5%, crisi di qui, crisi di là, la crisi ci sarà per fino al 2010, la crisi si chiuderà nel 2011... (sono gli stessi stronzi che "non potevano sapere, non potevano prevedere", e che ora magicamente prevedono...) Un disastro: dovremmo veramente chiudere la bocca a tutti questi signori che parlano, magari perchè di cose che i loro uffici studi gli dicono possono verificarsi, ma che così facendo distruggono la fiducia dei cittadini dell'Europa e del mondo".
Il premier ha anche attaccato "gli organi di stampa che prendono tutte queste posizioni insieme alle opposizioni che danno degli incentivi alla paura che sono fuori dalla realtà". E ha annunciato: "A coloro che investono dobbiamo dire di non avere paura, li sosteniamo perché le banche gli diano credito, aumenteremo i fondi di garanzia. Dobbiamo dire agli imprenditori di non avere paura, di fare pubblicità ai loro prodotti, l'imprenditore che non ha coraggio perde quote di mercato".
E poi il premier ribadisce l'invito già fatto agli imprenditori a Santa Margherita Ligure (in occasione dell'Assemblea dei giovani di Confindustria): "Agli imprenditori ho detto: 'minacciate di non dare la pubblicità a quei media che sono anch'essi fattori di crisi, perché la crisi a questo punto è eminentemente psicologica".
Fuori un fesso avanti un altro, che invece di spiegare (Marx alla mano) la crisi a noi poveri peones rilancia con il suo spottone:
"E' un attacco gravissimo ma ormai quasi abituale alla libertà di stampa, - ha commentato Paolo Gentiloni, responsabile Comunicazione del Partito Democratico - dietro al quale si nasconde anche il solito vizietto di spingere gli investimenti pubblicitari verso le sue televisioni. Fenomeno che già sta avvenendo da quando Berlusconi è a Palazzo Chigi".
Rincara la dose Massimo Donadi, capogruppo di Idv alla Camera: "L'unico cui dovrebbe essere tappata la bocca, per il bene della nostra economia, è il presidente del Consiglio che, ormai in evidente stato confusionale e senza più controllo della situazione, ogni volta che parla o si muove fa danno al Paese".
Alzi la mano chi vorrebbe uno qualsiasi di questi poveri beoni a gestire l'economia.
Le dieci nuove domande al Cavaliere
Le mancate risposte di Silvio Berlusconi: dalle veline a Noemi Letizia, fino alle accuse di Patrizia D'Addario...
I nostri allegri eroi di Repubblica continuano a riempirsi la bocca di domande a Berlusconi, ma sarebbe interessante sapere com'è che quando si riuniscono i signori del Bilderberg (magari pure in Italia, sotto il naso dei "giornalisti" e di Travaglio) non c'è un figlio di puttana che s'azzardi a scrivere mezza colonna...
Le mancate risposte di Silvio Berlusconi: dalle veline a Noemi Letizia, fino alle accuse di Patrizia D'Addario...
I nostri allegri eroi di Repubblica continuano a riempirsi la bocca di domande a Berlusconi, ma sarebbe interessante sapere com'è che quando si riuniscono i signori del Bilderberg (magari pure in Italia, sotto il naso dei "giornalisti" e di Travaglio) non c'è un figlio di puttana che s'azzardi a scrivere mezza colonna...
Thursday, June 25, 2009
Napolitano: "La politica è in crisi le istituzioni sono un riferimento"
ROMA - Tenere i piani ben distinti. Non confondere la crisi della politica con quella della democrazia e delle istituzioni. Se la prima c'è, questo non significa che abbia contagiato anche il resto.
Ovvero: se c'è la crisi della politica, e dei rappresentanti democraticamente eletti, non vuol dire che ci sia anche per i portavoce delle logge eletti da nessuno. Questo tizio, tra cagate europeiste, minchiate mondiali e stronzate rabbiniche, probabilmente neanche si ricorda più com'è fatto il suo "paese" sul mappamondo.
"Non bisogna confondere la crisi della politica con la crisi della democrazia" e bisogna trovare un punto di riferimento nelle istituzioni "che hanno bisogno del necessario rispetto" dice il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, durante la cerimonia di inaugurazione dell'archivio storico del Quirinale.
Cosa che non mancherà di ispirare grande e spontaneo rispetto nel cittadino afflitto dalla crisi.
Guarda al presente il capo dello Stato e osserva che "siamo nel momento in cui si discute molto, in Italia e fuori del nostro paese, della crisi e delle difficoltà della democrazia rappresentativa".
Un'ondata di sfiducia che Napolitano vede come un fatto negativo. Ha un'impressione Napolitano, quella che "talvolta si discuta in modo astratto o per formule, cercando una definizione nella fase complessa e senza dubbio difficile che stiamo attraversando". Una generalizzazione che rischia di unire, in un unico calderone, le difficoltà della poltica spacciandole anche per quelle delle istituzioni e della democrazia.
"Mentre invece funziona tutto benissimo."
Ovvero: la democrazia rappresentativa è una meraviglia, solo che i rappresentanti democratici e gli elettori sono una manica di stronzi. Napolitano invece si salva perché non l'ha votato nessuno, e comunque ripete quello che gli dicono di dire ("confini sicuri per Israele, merda multiculturale per voialtri poveri pirla, evviva l'unità nazionale e la coesione sociale.")
Per Napolitano, invece, "proprio per non perdere il senso della fondamentale distinzione e giungere a giudizi più ponderati, è fondamentale il riferimento alla realtà delle istituzioni e alla loro cultura, nella loro storia, nella loro evoluzione, nel loro continuo travaglio di progressivo adeguamento".
Adeguamento a cosa? Alle telefonate dal piano di sopra? Ai trattati internazionali? Alla nuova demografia che avanza? Mistero: lo sa solo lui.
"Fra le istituzioni - prosegue Napolitano - c'è naturalmente la Presidenza della Repubblica e io davvero mi auguro che non sola, ma assieme alle altre autorità di garanzia, (risate) riceva sempre il necessario rispetto (risate) che è dovuto (grasse risate) alle fondamentali istituzioni della nostra Repubblica e sappia anche farsi conoscere e farsi valere".
Che ne dici di inaugurare un altro archivio tanto per far capire dove finisce la refurtiva?
ROMA - Tenere i piani ben distinti. Non confondere la crisi della politica con quella della democrazia e delle istituzioni. Se la prima c'è, questo non significa che abbia contagiato anche il resto.
Ovvero: se c'è la crisi della politica, e dei rappresentanti democraticamente eletti, non vuol dire che ci sia anche per i portavoce delle logge eletti da nessuno. Questo tizio, tra cagate europeiste, minchiate mondiali e stronzate rabbiniche, probabilmente neanche si ricorda più com'è fatto il suo "paese" sul mappamondo.
"Non bisogna confondere la crisi della politica con la crisi della democrazia" e bisogna trovare un punto di riferimento nelle istituzioni "che hanno bisogno del necessario rispetto" dice il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, durante la cerimonia di inaugurazione dell'archivio storico del Quirinale.
Cosa che non mancherà di ispirare grande e spontaneo rispetto nel cittadino afflitto dalla crisi.
Guarda al presente il capo dello Stato e osserva che "siamo nel momento in cui si discute molto, in Italia e fuori del nostro paese, della crisi e delle difficoltà della democrazia rappresentativa".
Un'ondata di sfiducia che Napolitano vede come un fatto negativo. Ha un'impressione Napolitano, quella che "talvolta si discuta in modo astratto o per formule, cercando una definizione nella fase complessa e senza dubbio difficile che stiamo attraversando". Una generalizzazione che rischia di unire, in un unico calderone, le difficoltà della poltica spacciandole anche per quelle delle istituzioni e della democrazia.
"Mentre invece funziona tutto benissimo."
Ovvero: la democrazia rappresentativa è una meraviglia, solo che i rappresentanti democratici e gli elettori sono una manica di stronzi. Napolitano invece si salva perché non l'ha votato nessuno, e comunque ripete quello che gli dicono di dire ("confini sicuri per Israele, merda multiculturale per voialtri poveri pirla, evviva l'unità nazionale e la coesione sociale.")
Per Napolitano, invece, "proprio per non perdere il senso della fondamentale distinzione e giungere a giudizi più ponderati, è fondamentale il riferimento alla realtà delle istituzioni e alla loro cultura, nella loro storia, nella loro evoluzione, nel loro continuo travaglio di progressivo adeguamento".
Adeguamento a cosa? Alle telefonate dal piano di sopra? Ai trattati internazionali? Alla nuova demografia che avanza? Mistero: lo sa solo lui.
"Fra le istituzioni - prosegue Napolitano - c'è naturalmente la Presidenza della Repubblica e io davvero mi auguro che non sola, ma assieme alle altre autorità di garanzia, (risate) riceva sempre il necessario rispetto (risate) che è dovuto (grasse risate) alle fondamentali istituzioni della nostra Repubblica e sappia anche farsi conoscere e farsi valere".
Che ne dici di inaugurare un altro archivio tanto per far capire dove finisce la refurtiva?




